venerdì 30 dicembre 2016

Mamma, non torno per Natale...

Proprio oggi mi sono fermata a pensare (si a volte anche io penso!), in particolare ho pensato al “famoso” grafico di AFS, tutti gli exchange lo conoscono, è formato da curve alte e curve basse. Ho pensato soprattutto ad una delle curve basse, quella associata al periodo natalizio. Perché giustamente, quando si pensa al Natale (soprattutto per noi italiani!) la prima cosa che ci viene in mente è la famiglia, subito dopo si pensa al cibo però questa è un’altra storia. Per moltissimi degli exchange student questo è il primo anno trascorso lontano dalla famiglia, lontano dalla nonna che ti chiede “e il fidanzatino?” e che ti da minimo 50 euro sottobanco. Lo stress del momento, sommato all’atmosfera natalizia e moltiplicato per la nostalgia molto spesso da come grafico una curva bassa. Questa è la spiegazione generale, quella regola che vale per molti ma non per tutti. Almeno non per me…

Certo che la famiglia mi è mancata, ovvio che avrei voluto mangiare un piatto di anolini, avere tutta la famiglia riunita, cercare qualche argomento di conversazione per evitare la famosa domanda, aprire i regali e fare finta che quelle orribili calze di lana mi piacciano. È ovvio che mi sarebbe mancato il mio solito Natale perché quando vedi le stesse cose per 17 anni e poi cambiano, possono disorientarti un po’. Questo però non significa che mi sia chiusa in camera a piangere come una disperata senza fare nulla. Soprattutto perché ho pensato che, quando ho deciso di andarmene un anno, ho deciso di affrontarne anche le conseguenze.

Forse il fatto che non ho sentito una gran atmosfera natalizia mi ha aiutato, nella casa della mia famiglia ospitante non hanno fatto né albero né nulla. Ma non importa, è comunque un natale diverso dal solito, chi stabilisce che per essere Natale deve esserci un albero, un presepe o le luci?
Partiamo con una premessa: non ho trascorso il Natale con la mia famiglia ospitante perché: 1. Andavano a camminare su per una montagna e io avevo febbre, tosse e raffreddore; 2. Andavano in Guatemala e io non avevo fatto nessuna richiesta di permesso per andarci perché 3. Sono stata informata solo il 23 Dicimbre. Quindi il Natale l’ho passato con la famiglia ospitante dell’altra italiana che è qua con me, Betta, e non avrei potuto chiedere di meglio. Sono sempre a casa loro praticamente, al punto che la madre ospitante di Betta ci considera “le sue figlie italiane”, anche se io preferisco essere considerata più come la cugina italiana.

Qui in Honduras il giorno più importante è il 24 perché si cena e poi si aspetta la mezzanotte per festeggiare. Noi abbiamo passato tutto il pomeriggio del 24 cucinando la pizza (sono uscite ben 7 pizze e l’ultima l’abbiamo mangiata a colazione il 26 dicembre) mentre la nonna della famiglia cucinava riso e maiale al forno. Per “antipasto” invece avevamo già dei tradizionali “tamales” e per dolce le “torrejas” (pan di cannella cotto in padella nell’albume e poi imbevuto di latte. Sembra una schifezza da questa descrizione ma vi giuro che erano buonissime!).

 

Alle 9 abbiamo cenato e la cosa più bella è che abbiamo parlato un po’ spagnolo, un po’ italiano e un po’ inglese perché c’era un’altra ospite, un’amica cinese che parla solo l’inglese e il cinese ovviamente. Finito di cenare siamo andate a comprare i fuochi d’artificio e poco prima della mezzanotte siamo andate sul tetto/terrazza della casa per scoppiarli e per vedere lo spettacolo di tutta la città che si illumina sotto i fuochi d’artificio.

 

È stata una cosa quasi magica. Si vedeva tutta la città illuminata. In qualsiasi parte mi girassi a guardare c’era almeno un fuoco d’artificio e tutto intorno il rumore di petardi. La mezzanotte invece è stata segnata ufficialmente dal rumore assordante della stazione dei pompieri che per tradizione segnalano quando arriva l’ora di iniziare i festeggiamenti. Abbiamo anche acceso e fatto volare una lanterna cinese in cui avevamo scritto i nostri desideri e buoni propositi (in ben 4 lingue diverse).



È stato un Natale diverso dal solito. Ma diverso non è mai sinonimo di sbagliato. Mi è piaciuto.
Ho scoppiato per la prima volta dei fuochi d’artificio (piccoli e legali, tranquilli). Ho avuto l’onore di vedere la mia “zia ospitante” tornare a casa con una bottiglia di vino italiano (e addirittura Lambrusco Emiliano, non uno qualsiasi). Ho fatto un albero di Natale mangiando ananas. Ho mangiato pizza la vigilia di Natale. C’era caldo. Ho passato un Natale con persone che fino a 4 mesi fa neanche sapevo esistessero.
Questa sì che è magia…
"Ricorda: se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero"

Un saluto da moltissimi degli exchange student AFS 2016/2017 da tutto il mondo...
Siamo una grande famiglia💖