Prima ancora di parlarvi di come è stato il ritorno, vorrei dirvi cosa ho fatto nei miei ultimi giorni in Honduras. In particolare vorrei parlarvi di un paio di cose che ho fatto:
1. Sono andata a fare Canopy alla Campa (Gracias), praticamente ho attraversato il vuoto attaccata ad un filo per ben 6 volte... e una di queste l'ho fatta a circa 350 m di altezza: il più alto del Centroamerica.
2. Sabato 1 Luglio ho avuto il piacere di partecipare ad una cosa che si fa solo una volta nella vita e che noi italiani solo sognamo: la Graduation. Ovvero la consegna del diploma con toga e poi con vestito da sera stile "ballo di fine anno". Una delle esperienze più belle della mia vita.
3. Domenica 2 Luglio a -2 giorni dalla partenza da Santa Rosa, tutti i miei amici mi hanno organizzato una festa a sorpresa con tanto di discorsi al microfono, musica reggeaton e tuffo in piscina tutti vestiti.
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La prima volta che avevo scritto
un vero post sull’inizio di questa splendida esperienza era stato il 17 di
agosto 2016, esattamente 320 giorni fa. Oggi è il 6 di luglio.
Ero su un aereo, proprio come
ora. L’unica “piccola” differenza è che in quel articolo parlavo di quanto era
difficile lasciare la propria famiglia, i propri amici, tutta la vita che con
molta fatica ti sei costruita in 17 anni. Parlavo delle emozioni, della paura
ma della curiosità ancora più forte. Ora invece sono su un aereo che mi porterà
lontano da quella vita che con ancora più fatica ed indipendenza mi sono
costruita in 320 giorni.
Quella nuova vita che mi ha fatto
veramente sudare, che mi ha fatto capire quali sono le cose importanti, mi ha
insegnato chi sono le persone su cui posso contare veramente. Quella vita che
mi ha dato molti problemi ma anche molte soddisfazioni. Imparare una nuova
lingua, andare in una nuova scuola, farmi dei nuovi amici, vivere in una
famiglia con una cultura completamente diversa, trovare amici veri, trovare un
fidanzato, trovare tutte quelle persone che alla fine di questo anno si sono
rivelate essere molto preziose e soprattutto hanno dimostrato di volermi bene
veramente.
Nei giorni prima di andarmene,
tutte le persone a cui volevo bene in Honduras mi scrivevano e mi dicevano
molto spesso “per favore non dimenticarmi”. Sembra quasi ironica la cosa. Come
potrei dimenticarmi di loro? Come potrei dimenticare tutto ciò che da sola ho
raggiunto in questo periodo? Come potrei dimenticarmi di tutte quelle persone
che hanno reso tutto ciò indimenticabile?
Sarò sincera, il mio fidanzato mi
ha accompagnato fino a Tegucigalpa e poi in aeroporto perché la mia famiglia hondureña non
poteva. Ma devo dire che è stata la cosa più difficile di tutte. Gli addii in
aeroporto ho sempre saputo fossero difficili… ma qui si è decisamente superata
la cosa. Ho passato due ore e dico due ore, piangendo come una disperata…
perché anche se sai che continuerai a sentire tutte le persone a cui tieni per
messaggio e per videochiamata, ci sarà sempre quella parte di te che penserà
“potrei non rivederlo mai più, potrebbe essere l’ultima volta che gli do un
abbraccio, potrebbe essere l’ultima volta.”
E non importa cosa ti dicano, tutti
quanti improvvisamente diranno di volerti venire a trovare in Italia ma la
verità la sappiamo bene tutti. Ben pochi poi lo faranno veramente.
Se state vivendo ciò che vivo io mi capirete, ma se dovete ancora partire e lo pensate sia qualcosa di difficile… pensate sempre a questa domanda:
E’ più difficile lasciare la vita
che ti sei costruita in 17 anni per poi tornare dopo un anno o è più difficile
lasciare la vita che ti sei costruita in un anno sapendo che probabilmente non
tornerai a viverla mai più?
“This is not the end of me, this is the
beginning”
I believe – Christina Perri








